per ricordare che questo è il blog di un disegnatore




unità speciale 11

Standing in the shadows at the end of my bed

non è serata per disegnare questa.
non è serata per stare in casa.
un giro in macchina a far prendere aria ai pensieri lungo giusto il tempo di un cd - KID A - dei radiohead.
Niente donnine da marcapiede in giro .Si son fatte furbe e attendono alla fermata del bus. Non il bus ovviamente.
Abbasso il finestrino.Faccio entrare aria fredda.
e mi accorgo di stare girando in tondo.Ad un certo pensiero -intendo- ovvero se certi rapporti debbano avere dei limiti e se sia giusto porli.
O se i limiti siano intrinseci alle persone e non al rapporto.
Mi chiedo se il mio aver cura di un qualcuno sia legato all'autocompiacimento del sapere che quel qualcuno ha bisogno di me e se questo intacca il valore in se del gesto.
Mi chiedo anche quale possa essere il senso del proteggere gli altri da cose che a mio giudizio possano far male,ed in ultima analisi da me stesso.

mi fermo ad uno stop. e mi rispondo.
che le insicurezze colmate restano tali e non per questo diventano sicurezze,ma che è anche giusto che sia così.
che forse si ha il diritto di star male ed il dovere di far stare male.
che l'unico modo per proteggere è afforntare insieme le cose e che spesso si ha paura ad affrontare per primi se stessi.

49 minuti e 51 secondi

il disco fa click e vedrete tra un po' si fermerà!
Ma aspettate e un'altra ne avrete...
C'era,una volta il cantastorie dirà,
e un'altra favola comincerà ...

something strange in the neighbourhood


Sono sempre in quattro o cinque.
Ferme li all'angolo sotto il lampione.
Non c'è pioggia o freddo che tenga.
Se mi voltassi in questo momento son quasi sicuro di riuscire a vederle, qui dalla mia stanza dove ogni giorno disegno e guardo il mondo un pezzetto alla volta.
"Fanno la vita", si usa dire - più che altro sopravvivono, dico io -
Le sento litigare, contrattare, più raramente ridere fra loro. Ma capita anche questo.
Tornando a casa, un paio di sere addietro non riuscivo a trovare un parcheggio, che la macchina del protettore di turno era ferma a motore acceso e ne occupava tre di traverso.
Tre volte il giro del quartiere, tre volte passo davanti a loro.
Poi il - si chiamiamolo col suo nome - pappone va via e posteggio proprio accanto ad una di loro.

-Ciao Amore,vuoi divertirti stasera?costo poco! -

scuoto la testa,e garbatamente con un sorriso rifiuto l'invito a un quarto d'ora di felicità a basso costo.
Vado verso casa e mi accorgo di aver lasciato il cellulare in macchina.
Torno sui miei passi e lei mi supera a braccetto con un cliente facendomi ciao-ciao con una mano da bambina ed un sorriso indecifrabile e bello sul viso.

Questa sera sono tornato tardi. Di loro - le solite quattro\cinque- nessuna traccia.
E questa sera che mi vede con trent'anni e qualche giorno in più penso che possa anche essere tempo di bilanci e valutazioni.
C'è la signora grassa di salingeriana memoria con cui fare i conti oggi e non credo che uscirò poi cos' tanto indenne dallo scontro.
Che quella voce del bilancio sempre in rosso non è mai la famiglia,gli amici, gli amori e gli affetti e si, neanche il lavoro.
Scritto in rosso come un brutto voto sul registro del bilancio annuale c'è scritto:ME.

poi penso a lei che mi fa ciao-ciao con la mano.
chissène.
c'ho ancora un altro giorno per inizare a trattarmi meglio.

di Lucca, aspettative e compleanni

Ecco, riprendo fiato e trovo dieci minuti per scrivere un pò(st).
C'è stata Lucca.
Se ne è già parlato abbondantemente in giro tra i blog di come sia stata piovosa, caotica, soffocante e disorganizzata...quindi io no parlerò di questo.
Parlerò invece dei compagni di avventura -che non si intimoriscono di fronte ad un viaggio in macchina passato cantando "rotta per casa di dio", delle due bottiglie di Montenegro e dei postumi, dell'aspettare alla stazione - cappuccino in mano - un' amica presumibilmente infreddolita ed intimorita, di quanto sia bello che disegnare alle fiere inizia a diventare un vero appuntamento al quale molti visi ormai conosciuti e amici non mancano di presentarsi, delle notti passate a sentir parlare nel sonno cercando nel frattempo di non svegliare troppo qualcun'altro.
E poi ci sono state tante chiacchere - anche lavorative - tanti se, ma , e vi faremo sapere.
C'è stato lo stupore - che è sempre una conferma - di trovarsi davvero bene con certe persone e con altre ancora di più e nonostante tutto.

E poi ci sono stati i 30.
Anni intendo.
Si lo so,adesso ho tutto il diritto di lamentarmi e sentirmi vecchio d'altronde i capelli bianchi quelli già ce li ho.
Ed anche questo è stata una sorpresa perchè avevo tutti insieme nello stesso posto affetti, amici e colleghi.
E mi sono sentito a casa.