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the first of many more to come


Denti serrati e mal di testa.
L'ultima settimana è passata così , tra una tavola e l'altra.
Mi sposto con matita e china tra Napoli, Torino e l'Africa ma rimango sempre qui stuck in the middle.Gli occhi bruciano e le giornate sembrano avere troppe poche ora a disposizione per viverci dentro.
Tengo il conto dei giorni,pianifico il lavoro e programmo le pause, che quest'anno a Natale sarò figlio, nipote, fratello e zio e voglio farlo senza riserve e senza scuse.
E nel frattempo piccole meraviglie, minimi prodigi ,accadono.
Vedere le strade spianarsi davanti al destino delle persone più care, trovarsi a ringraziare in silenzio persone alle quali mai avresti pensato di essere grato. Scoprire che la polvere non ha intaccato per niente quei meccanismi che al volgere di una giornata di lavoro gomito a gomito ti portano ad avere lo stesso respiro, la stessa stanchezza, e non sentirla per niente.
E viene a galla - piano -la voglia di piumoni troppo grandi e di colazioni a letto, di pelle e risate nuove e mai sentite, di giornate pigre ed indolenti.
Voglia di altre storie,altri luoghi e di un miglior narratore.

Standing in the shadows at the end of my bed

non è serata per disegnare questa.
non è serata per stare in casa.
un giro in macchina a far prendere aria ai pensieri lungo giusto il tempo di un cd - KID A - dei radiohead.
Niente donnine da marcapiede in giro .Si son fatte furbe e attendono alla fermata del bus. Non il bus ovviamente.
Abbasso il finestrino.Faccio entrare aria fredda.
e mi accorgo di stare girando in tondo.Ad un certo pensiero -intendo- ovvero se certi rapporti debbano avere dei limiti e se sia giusto porli.
O se i limiti siano intrinseci alle persone e non al rapporto.
Mi chiedo se il mio aver cura di un qualcuno sia legato all'autocompiacimento del sapere che quel qualcuno ha bisogno di me e se questo intacca il valore in se del gesto.
Mi chiedo anche quale possa essere il senso del proteggere gli altri da cose che a mio giudizio possano far male,ed in ultima analisi da me stesso.

mi fermo ad uno stop. e mi rispondo.
che le insicurezze colmate restano tali e non per questo diventano sicurezze,ma che è anche giusto che sia così.
che forse si ha il diritto di star male ed il dovere di far stare male.
che l'unico modo per proteggere è afforntare insieme le cose e che spesso si ha paura ad affrontare per primi se stessi.

49 minuti e 51 secondi

il disco fa click e vedrete tra un po' si fermerà!
Ma aspettate e un'altra ne avrete...
C'era,una volta il cantastorie dirà,
e un'altra favola comincerà ...

something strange in the neighbourhood


Sono sempre in quattro o cinque.
Ferme li all'angolo sotto il lampione.
Non c'è pioggia o freddo che tenga.
Se mi voltassi in questo momento son quasi sicuro di riuscire a vederle, qui dalla mia stanza dove ogni giorno disegno e guardo il mondo un pezzetto alla volta.
"Fanno la vita", si usa dire - più che altro sopravvivono, dico io -
Le sento litigare, contrattare, più raramente ridere fra loro. Ma capita anche questo.
Tornando a casa, un paio di sere addietro non riuscivo a trovare un parcheggio, che la macchina del protettore di turno era ferma a motore acceso e ne occupava tre di traverso.
Tre volte il giro del quartiere, tre volte passo davanti a loro.
Poi il - si chiamiamolo col suo nome - pappone va via e posteggio proprio accanto ad una di loro.

-Ciao Amore,vuoi divertirti stasera?costo poco! -

scuoto la testa,e garbatamente con un sorriso rifiuto l'invito a un quarto d'ora di felicità a basso costo.
Vado verso casa e mi accorgo di aver lasciato il cellulare in macchina.
Torno sui miei passi e lei mi supera a braccetto con un cliente facendomi ciao-ciao con una mano da bambina ed un sorriso indecifrabile e bello sul viso.

Questa sera sono tornato tardi. Di loro - le solite quattro\cinque- nessuna traccia.
E questa sera che mi vede con trent'anni e qualche giorno in più penso che possa anche essere tempo di bilanci e valutazioni.
C'è la signora grassa di salingeriana memoria con cui fare i conti oggi e non credo che uscirò poi cos' tanto indenne dallo scontro.
Che quella voce del bilancio sempre in rosso non è mai la famiglia,gli amici, gli amori e gli affetti e si, neanche il lavoro.
Scritto in rosso come un brutto voto sul registro del bilancio annuale c'è scritto:ME.

poi penso a lei che mi fa ciao-ciao con la mano.
chissène.
c'ho ancora un altro giorno per inizare a trattarmi meglio.

di Lucca, aspettative e compleanni

Ecco, riprendo fiato e trovo dieci minuti per scrivere un pò(st).
C'è stata Lucca.
Se ne è già parlato abbondantemente in giro tra i blog di come sia stata piovosa, caotica, soffocante e disorganizzata...quindi io no parlerò di questo.
Parlerò invece dei compagni di avventura -che non si intimoriscono di fronte ad un viaggio in macchina passato cantando "rotta per casa di dio", delle due bottiglie di Montenegro e dei postumi, dell'aspettare alla stazione - cappuccino in mano - un' amica presumibilmente infreddolita ed intimorita, di quanto sia bello che disegnare alle fiere inizia a diventare un vero appuntamento al quale molti visi ormai conosciuti e amici non mancano di presentarsi, delle notti passate a sentir parlare nel sonno cercando nel frattempo di non svegliare troppo qualcun'altro.
E poi ci sono state tante chiacchere - anche lavorative - tanti se, ma , e vi faremo sapere.
C'è stato lo stupore - che è sempre una conferma - di trovarsi davvero bene con certe persone e con altre ancora di più e nonostante tutto.

E poi ci sono stati i 30.
Anni intendo.
Si lo so,adesso ho tutto il diritto di lamentarmi e sentirmi vecchio d'altronde i capelli bianchi quelli già ce li ho.
Ed anche questo è stata una sorpresa perchè avevo tutti insieme nello stesso posto affetti, amici e colleghi.
E mi sono sentito a casa.

3.25


C'è uno spazio bianco tra una vignetta ed un altra.Un battito di ciglia,un respiro preso.
Uno rilasciato.
Ed in mezzo grafite grattata su carta e fiumi di inchiostro.
Spazio di gesti compiuti e movimenti di camera, dove i personaggi riposano tra una battuta, una scazzottata un campo lungo ed uno americano
Ed è sempre in questo spazio che il lettore ci mette del suo, che unisce, fonde e trasforma parole e segno grafico e diventa - finalmente - attore.

E non sto parlando di fumetti.

o meglio,non solo

quando

...quando alla fine di una giornata che iniza come il più normale e, forse, banale dei giorni trovi una sorpesa così, piccola e dolce.
...quando tutto quello che fai, è in qualche modo dedicato, ed è la cosa più naturale del mondo.
...quando poi ti viene ricambiato il sorriso che avevi quando quelle cose le facevi.
...quando le parole tradiscono quella paura, magari stupida, di stare semplicemente bene. Troppo.
...Quando qualcuno ti cambia il punto di fuga e pensi che la nuova prospettiva funzioni decisamente di più.

ecco...quando è così è proprio come vorrei stare.

gironzolando

A volte,un pò per caso e un pò no,si trovano in giro per la rete delle perle.
Gente interessante,che scrive bene e di cose intelligenti...ed è raro.
Così vi riporto un pezzo di una cosa scritta a tre mani(come dice Digito) da Baol e Digito che, devo ammetterlo ,mi ha emozionato,eccola qui:

Certe donne, noi altri, ce le dimentichiamo quasi subito.
Altre, invece, ce le ritroviamo ogni notte ai piedi del letto,
che ci guardano dormire, anche quando non ci sono più. E magari
da un bel po'.

Certe donne, poi, ci hanno scavato dentro come un uomo non potrebbe
mai e poi mai scavare in una donna. Perché, certe donne, sono qualcosa
di imprescindibile.

Certe donne, con le braccia scoperte, ci richiamano infanzia. Che a
guardarle da dietro sembrano non finire mai. Che noi, in certi occhi
così profondi, ci si perde come bambini. Anche se poi, non lo ammettiamo
mai.

Certe donne sono il primo pensiero di ogni giorno, anche se poi è un giorno
fottuto. Che quando le cose vanno male le chiamiamo per nome e le amiamo per
come sono. Loro, non noi. Che, quando arriva la sera, è sempre meno male che
arriva la sera.

Certe donne, ad abbracciarle, ci si sente rinati. Con quel profumo naturale
che scende dal collo. Lo stesso profumo che poi ci perseguita, quando non
sono con noi e ci fa impazzire quando non sono più con noi. Certe donne, per
motivi che a noi sfuggono sempre, accettano in modo silenzioso e spontaGneo di
fare un pezzo di strada con noi. Eppoi, quando se ne vanno, per noi niente è
più come prima.

Certe donne, a guardarle bene, le sposeresti al primo bacio e al primo abbraccio.
Poi, quando ci fai all'amore, preghi ogni santo che non ti faccia cambiare mai.
Che quando poi l'abitudine viene c'è qualcosa che sviene ma, quando poi siete
lontane, non ci fate dormire più.


Così mi disse l’amico mio
Ed io ribattei a mia volta:
“Le donne sono sogni
che si sognano più di una volta;

sono profumi che torneranno
alle narici, alla memoria
lasciandoci ancora storditi
come all’inizio di ogni storia.

Le donne sono grammatica,
punteggiatura del nostro romanzo,
sorriso intrigante di una cena
risata squillante dell’ora di pranzo.

Le donne sono un rifugio
Dove non c’è sofferenza e paura
Fatto di abbracci e carezze gentili
Dove scordiamo qualunque sventura;

spesso sono anche dolore
unghie sull’anima lacerata
parole taglienti sui nostri sogni,
fiori recisi da lama affilata.

Le donne sono il nostro destino
Il tutto ed il niente dell’esistenza,
tasselli di un solo mosaico,
voci silenti della coscienza.

Le donne sono sguardi leggeri
a scardinare la resistenza rimasta,
loro tutto questo lo sanno
ed a noi, in fondo, ci basta”.

i responsabili del mio picco glicemico sono linkati nella colonna a lato

Un'altra perla,ma stavolta di saggezza bambina è "lo fa anche Baricco"
Blog di una logopedista nel quale racconta le esperienze con i suoi piccoli pazienti, scritto in maniera decisemente carina ed originale...senza tralasciare il fatto che si rimane stupiti di come ogni volta,la logica semplice e profonda e saggia di questi bimbi che si scontrano con un limite ha un effetto disarmante sulla vita di noi che ci consideriamo adulti.

l'ora è tarda,volevo scrivere altro,ma passo oltre...domani si lavora!

house\home(something you belong)


Mi ha sempre colpito la differenza, assente in italiano, tra house e home.
In fondo perchè complicarsi la vita,chiamala casa,no?
E invece no.
Non bastano quattro pareti,un letto,e tutte le tue cose a far sì che quella dove stai possa chiamarsi casa.
Una casa qualsiasi sì, anche una nella quale ti trovi particolarmente bene, ma non casa.
Furbi sti inglesi...
Che poi a dirla tutta casa è un posto,un pensiero,un ricordo -qualcosa- a cui appartieni intimamente.
Che poi a dirla tutta -davvero- casa ,se hai la fortuna di riconoscerla quando la incontri ,è la persona per la quale ci sarai sempre e che sempre ci sarà per te. Abbracci come ritorni.

Furbi sti inglesi...

everything in Its right place


"Mi chiedevo quali sono i limiti di tolleranza alla fatica e alla esaperazione e all'inutilità che un'amicizia dovrebbe avere. prima di diventare una specie di vocazione missionaria o una storia d'amore unidirezionale equivocate e dissimulata tutto il tempo. Mi chiedevo se aveva avuto senso passare così da casa di Misia a quella di Marco; se era sano il modo che avevo di appoggiarmi a uno di loro due senza riuscire a immaginarmi nessun'altra scelta autonoma. Mi chiedevo se il legame non visibile che c'era tra noi tre era una forza, o un limite fatale alle nostre vite individuali"

"Che poi basterebbe avere una specie di autolimitatore di pensieri per stare meglio. Una specie di autolimitatore di sentimenti. Basterebbe non lasciarsi andare proprio a picco nella vita di un altra prsona, no?"

"Mi sono reso conto da un momento all'altro di quanto mi ero tagliato fuori da tutto questo negli ultimi anni:di quanto avevo ristretto il cerchio delle mie percezioni fino a rinchiudermi in un angolo da cui non riuscivo a vedere più di una o due cose alla volta."

Ieri sera vinto dal caldo ho ripreso in mano questo libro di Andrea De Carlo.L'ultima volta l'ho letto circa cinque,sei anni fà...e poi dimenticato.
E' strano notare come le frasi sottolineate allora,in una fase della mia vita agli antipodi da quella attuale, calzino ancora alla perfezione con me.Per altri versi magari, con suggestioni nuove , sicuramente.
Credo che alla fine, per contrastare la mia vocazione al samaritanesimo dei sentimenti,ad andare incontro a tutte le esigenze non espresse senza sentirmi davvero all'altezza, io sia riuscito ad installarlo quell'autolimitatore di cui sopra...ma c'è un fatto:erigere muri a difesa che coprano lo sguardo,chiudersi a riccio,indossare un sorriso forrzato: non fa parte della mia natura.Ed io la mia natura l'ho,per amore, tradita troppo in questi ultimi anni.Questo l'ho capito,o forse solo riscoperto da poco.Io sono simile più a un nervo scoperto,come un guanto rovesciato.La mia forza non sta nel fare il "forte" e coprire i punti deboli, non sta nel gridare di più della persona che ho di fronte,a questo sono bravi tutti: al contario, la mia forza è mostrare il fianco.
E resistere al colpo se qualcuno ha il coraggio di colpirmi a viso aperto...non so avere corazze che proteggano il punto debole, saprei forse meglio rendere forte quello che era debole.
E' una questione di fede, forse.
E vorrei che anche le altre persone avessero questa stessa onestà di vulnerabilità con me.


Funziono al contrario,lo so...e me lo devo ricordare più spesso.

riflessioni sparse...(la volpe e l'uva)


Sono un paio di giorni che seguo divertito e un pò irritato la polemica nata sul blog di Infinito...
In quella sede ho avuto modo di esprimere anche io la mia opinione senza però avere risposte del tutto pertinenti...ma un paio di riflessioni sparse sulla figura dell'esordiente tutto stò polverone piuttosto inutile me le ha fatte fare...

Infinto nei suoi post parla di milioni di esordienti ai quali vengono sbattute le porte in faccia e che non riescono a pubblicare...
Io fortunatamente non ho avuto-direttamente-questa esperienza,un pò per culo,un pò per furbizia...
Per quanto il disegnatore possa essere bravo o anche semplicemente convinto di esserlo,la sola bravura, mi sono reso conto molto presto ,che non basta.

Mi spiego:
se le mie tavole da esordiente,quindi con un tot di errori dovuti ad inesperienza,valgono 6;una presentazione adeguata di queste può valere quel +4 che ti fa arrivare a 10...o fare il contrario e quindi toglierti punti...

Il modo di porsi,la miratezza del tuo lavoro con la linea editoriale della casa editrice,la professionalità con la quale ti presenti fanno un gioco importantissimo...sono un biglietto da visita dal quale l'editore o chi per lui deve valutare delle caratteristiche che prescindono la tua bravura-per quella parlano le tavole.
Occore trasmettere professionalità,costanza,voglia di fare e fiducia...un editore deve poter contare sul fatto che tu farai le nottate pur di consegnare in tempo,che farai vedere sempre le anteprime del tuo lavoro e che non discuterai sulle scelte editoriali...queste sono cose che trascendono quanto inchiostro hai messo sulle tavole...

purtroppo spesso molti sono convinti di essere più bravi di molti altri che pubblicano...non tengono conto di tutti questi altri fattori sopracitati e non tengono conto che se qualcuno pubblica un motivo c'è sempre...e sicuramente c'è del merito proprio.

Tempo fa ho visto in giro per la rete per esempio vecchie tavole di prova per Nathan Never con uno stile tra jim lee e charest travis...indubbiamente bellissime,ma su N.N. c'erano già Castellini e Mari a rompere le regole e le prove sono state ragionevolmente rifiutate...troppo americane!!!
Un'altro esempio è più lampante...anni fa ho fatto un corso di fumetto a Catania...
Insieme a me c'erano due fratelli di una bravura che raramente ho visto in giro...una capacità sia grafica che pittorica elevatissima.
Eppure riuscivano solo a dipingere souvenir che rivendevano ai negozietti di Taormina.
Questo perchè il loro progetto sul quale lavoravano da anni veniva continuamente rifutato in Francia...ma non si può presentare in Francia una progetto per una serie storica sui Vespri Siciliani!!!è completamente fuori target...

alla fine di tutto sto discorso la morale è quella solita della volpe e dell'uva...