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recovering

Facciamo finta che io mi sia ripreso, ok?
Ripreso da un anno e 188 tavole di Valter Buio,circa 80 inchiostrate, 323 illustrazioni e pure un bell'etto e mezzo di fattimiei. Ripreso dal pensiero di rivalutare le mie scelte quando mi sono reso conto di non poter sopportare certi ritmi ancora per molto, ripreso dalle notti in bianco a red bull e patatine, ripreso dalla rabbia di non poter dare il meglio e non mettersi mai veramente alla prova fino in fondo.
E nel frattempo assistere a grottesche beghe da cortiletto sulla tavola rotonda di Lucca, vedere gente che crede che la qualifica di professionista gli si appiccichi addosso per osmosi, basta accompagnarsi a qualcuno che il suo lavoro almeno prova a farlo e vedere case editrici remare contro se stesse senza aver cura dell'unica risorsa che anno, ossia gli autori.
Ecco, poi arriva Lucca a strapparmi da giornate passate tra me, il pc e il tavolo luminoso, con le sue millemila persone variopinte, con i miei amici e compagni di avventura e con tutto l'allegro baraccone del fumetto.
E allora penso che ne varrà sempre la pena se poi a fine serata dopo la pioggia, lo stress, la stanchezza e gli scazzi e le delusioni si rimane sempre noi.Noi, ai quali basta guardarsi negli occhi (oltre le occhiaie) e trovare esattamente lo stesso sguardo, l'unico in cui sai riconoscerti.

polemichette e pop porn(WARNING :NUDE!!!)

ecco questo mi da un po' da pensare.
Son diventato famoso e nessuno me l'ha detto?
E mi fa anche un pò incazzare per una serie di motivi.
Primo perchè a meno che non sia sfinito dalle ore di disegno è raro che alle fiere io rifuti di fare un disegno a qualcuno.
Secondo perchè sono sketch che normalmente faccio per il piacere di farli e non per averne un ritorno economico,quindi non vedo per quale motivo qualcun'altro dovrebbe averne.
Terzo perchè il disegno è veramente brutto (ma tanto!!!) che io con i supereroi non ci vado tanto d'accordo e se proprio al tizio non piaceva com'era venuto bastava chiedermene un altro.
In ogni caso lezione imparata: diffidare da chi non chiede la dedica.

per risollevarmi - il morale ovvio - posto le illustrazioni fatte per pop porn.

enjoy them!
ps:i colori(tranne memole) sono della bravissima Alessia Pastorello

stand by


94 tavole è il metro del mio stand by.
Come quando da piccolo in piscina andavo sott'acqua e contavo le mattonelle nere.
La misura della mia apnea.
E quando tiri fuori la testa dall'acqua le luci intorno sono più forti di quanto ti ricordassi e la testa ronza un pò.
Ecco, l'effetto è dannatamente simile.
Ci metto sempre un po' troppo a interrompere lo stato di sospensione (dell'incredulità?) e riprendere i ritmi normali.
Lo spazio lasciato vuoto dal pensiero di carta, matita e china viene riempito in fretta da altri pensieri che riversano la loro urgenza impietosamente.
Ma parlando fuor di metafora mi sembra che fin troppe cose ho tenuto in stand by solo per la paura che al minimo movimento potessero crollare.
Che crollino pure.
Farò come in giappone che ogni tot di anni buttano giù templi ed edifici in legno e li ricostruiscono identici a prima noncuranti del passare del tempo.
O lascerò le rovine intatte, che in fondo hanno sempre più fascino dell'edificio intero.

Sono solo parole di un disegnatore ancora non troppo bravo nè veloce troppo stanco e con troppe poche ore di sonno.
E non sono più neanche tanto sicuro se sono io a mettermi in stand by o a mettere in stand by tutto il resto....

Standing in the shadows at the end of my bed

non è serata per disegnare questa.
non è serata per stare in casa.
un giro in macchina a far prendere aria ai pensieri lungo giusto il tempo di un cd - KID A - dei radiohead.
Niente donnine da marcapiede in giro .Si son fatte furbe e attendono alla fermata del bus. Non il bus ovviamente.
Abbasso il finestrino.Faccio entrare aria fredda.
e mi accorgo di stare girando in tondo.Ad un certo pensiero -intendo- ovvero se certi rapporti debbano avere dei limiti e se sia giusto porli.
O se i limiti siano intrinseci alle persone e non al rapporto.
Mi chiedo se il mio aver cura di un qualcuno sia legato all'autocompiacimento del sapere che quel qualcuno ha bisogno di me e se questo intacca il valore in se del gesto.
Mi chiedo anche quale possa essere il senso del proteggere gli altri da cose che a mio giudizio possano far male,ed in ultima analisi da me stesso.

mi fermo ad uno stop. e mi rispondo.
che le insicurezze colmate restano tali e non per questo diventano sicurezze,ma che è anche giusto che sia così.
che forse si ha il diritto di star male ed il dovere di far stare male.
che l'unico modo per proteggere è afforntare insieme le cose e che spesso si ha paura ad affrontare per primi se stessi.

49 minuti e 51 secondi

il disco fa click e vedrete tra un po' si fermerà!
Ma aspettate e un'altra ne avrete...
C'era,una volta il cantastorie dirà,
e un'altra favola comincerà ...

something strange in the neighbourhood


Sono sempre in quattro o cinque.
Ferme li all'angolo sotto il lampione.
Non c'è pioggia o freddo che tenga.
Se mi voltassi in questo momento son quasi sicuro di riuscire a vederle, qui dalla mia stanza dove ogni giorno disegno e guardo il mondo un pezzetto alla volta.
"Fanno la vita", si usa dire - più che altro sopravvivono, dico io -
Le sento litigare, contrattare, più raramente ridere fra loro. Ma capita anche questo.
Tornando a casa, un paio di sere addietro non riuscivo a trovare un parcheggio, che la macchina del protettore di turno era ferma a motore acceso e ne occupava tre di traverso.
Tre volte il giro del quartiere, tre volte passo davanti a loro.
Poi il - si chiamiamolo col suo nome - pappone va via e posteggio proprio accanto ad una di loro.

-Ciao Amore,vuoi divertirti stasera?costo poco! -

scuoto la testa,e garbatamente con un sorriso rifiuto l'invito a un quarto d'ora di felicità a basso costo.
Vado verso casa e mi accorgo di aver lasciato il cellulare in macchina.
Torno sui miei passi e lei mi supera a braccetto con un cliente facendomi ciao-ciao con una mano da bambina ed un sorriso indecifrabile e bello sul viso.

Questa sera sono tornato tardi. Di loro - le solite quattro\cinque- nessuna traccia.
E questa sera che mi vede con trent'anni e qualche giorno in più penso che possa anche essere tempo di bilanci e valutazioni.
C'è la signora grassa di salingeriana memoria con cui fare i conti oggi e non credo che uscirò poi cos' tanto indenne dallo scontro.
Che quella voce del bilancio sempre in rosso non è mai la famiglia,gli amici, gli amori e gli affetti e si, neanche il lavoro.
Scritto in rosso come un brutto voto sul registro del bilancio annuale c'è scritto:ME.

poi penso a lei che mi fa ciao-ciao con la mano.
chissène.
c'ho ancora un altro giorno per inizare a trattarmi meglio.

everything in Its right place


"Mi chiedevo quali sono i limiti di tolleranza alla fatica e alla esaperazione e all'inutilità che un'amicizia dovrebbe avere. prima di diventare una specie di vocazione missionaria o una storia d'amore unidirezionale equivocate e dissimulata tutto il tempo. Mi chiedevo se aveva avuto senso passare così da casa di Misia a quella di Marco; se era sano il modo che avevo di appoggiarmi a uno di loro due senza riuscire a immaginarmi nessun'altra scelta autonoma. Mi chiedevo se il legame non visibile che c'era tra noi tre era una forza, o un limite fatale alle nostre vite individuali"

"Che poi basterebbe avere una specie di autolimitatore di pensieri per stare meglio. Una specie di autolimitatore di sentimenti. Basterebbe non lasciarsi andare proprio a picco nella vita di un altra prsona, no?"

"Mi sono reso conto da un momento all'altro di quanto mi ero tagliato fuori da tutto questo negli ultimi anni:di quanto avevo ristretto il cerchio delle mie percezioni fino a rinchiudermi in un angolo da cui non riuscivo a vedere più di una o due cose alla volta."

Ieri sera vinto dal caldo ho ripreso in mano questo libro di Andrea De Carlo.L'ultima volta l'ho letto circa cinque,sei anni fà...e poi dimenticato.
E' strano notare come le frasi sottolineate allora,in una fase della mia vita agli antipodi da quella attuale, calzino ancora alla perfezione con me.Per altri versi magari, con suggestioni nuove , sicuramente.
Credo che alla fine, per contrastare la mia vocazione al samaritanesimo dei sentimenti,ad andare incontro a tutte le esigenze non espresse senza sentirmi davvero all'altezza, io sia riuscito ad installarlo quell'autolimitatore di cui sopra...ma c'è un fatto:erigere muri a difesa che coprano lo sguardo,chiudersi a riccio,indossare un sorriso forrzato: non fa parte della mia natura.Ed io la mia natura l'ho,per amore, tradita troppo in questi ultimi anni.Questo l'ho capito,o forse solo riscoperto da poco.Io sono simile più a un nervo scoperto,come un guanto rovesciato.La mia forza non sta nel fare il "forte" e coprire i punti deboli, non sta nel gridare di più della persona che ho di fronte,a questo sono bravi tutti: al contario, la mia forza è mostrare il fianco.
E resistere al colpo se qualcuno ha il coraggio di colpirmi a viso aperto...non so avere corazze che proteggano il punto debole, saprei forse meglio rendere forte quello che era debole.
E' una questione di fede, forse.
E vorrei che anche le altre persone avessero questa stessa onestà di vulnerabilità con me.


Funziono al contrario,lo so...e me lo devo ricordare più spesso.

blank page

tornato a casa da una serata con amici,un paio di birre particolarmente buone e quattro chiacchere rilassate, ne avevo bisogno...classico giro su internet prima del meritato riposo,qualche buona notizia e qualcuna meno buona,le solite cose insomma...
ed è qui che sbatto il muso su un pensiero,che non saprei definire nè bello,nè triste:il mio lavoro,come forse anche quello di molti altri "artisti" o meglio "creativi"o ancora meglio "artigiani",è un lavoro strutturalmente e ontologicamente solitario...Si pùò lavorare in uno studio con altre persone,si può fare brainstorming tutta la notte...ma il momento creativo,quando dal foglio bianco nasce qualcosa che prima non c'era,quando il primo tasto viene battuto,è un momento che vivi da solo...ci sei tu e tutto quello che c'è nella tua testa,ma sei tu, da solo con un foglio bianco...forse è questa la molla che spinge alla creazione e alla comunicazione,colmare un vuoto,accorciare le distanze,creare ponti...ed è difficile,lo so, cercare di far entrare qualcun'altro dentro tutto questo...dovresti spiegare meccanismi che neanche tu sai come funzionano fino in fondo,e che forse nel momento in cui li spieghi smettono di funzionare...o dovresti trovare una persona che sappia gestire questo tempo,che soprattutto voglia gestirlo...nel momento in cui io poso la matita sul foglio,fino al momento in cui posso considerare la tavola finita,per il mondo intorno a me io sono assente ingiustificato,ma presente dentro di me...e a volte devo ammetterlo,mi son perso ed ho perso molto...Non è semplice e non è facile, forse sono solo io che non so gestire le mie assenze creative,o forse il mio non è solo un lavoro,ma una realtà mentale e comunicativa(come mi ha detto una inaspettata amica:)) e come tale devo gestirla...

che dite,sarà colpa della birra?io per convenienza, mi rispondo di si...

random thoughts


Ancora adesso, nelle terre di Carewall, tutti raccontano quel viaggio. Ognuno a modo suo. Tutti senza averlo mai visto. Ma non importa. Non smetteranno mai di raccontarlo. Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno un padre, un amore, qualcuno capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume immaginarlo, inventarlo e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano. Basterebbe la fantasia di qualcuno un padre, un amore, qualcuno. Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio, in questa terra che non vuole parlare. Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.

Oceano Mare Alessandro Baricco


L'ho comprato almeno dieci anni fa questo libro ed è stato letto, trasportato, amato abbastanza da avere le pagine ingiallite e un pò trasparenti...Adoro i libri vissuti,maltrattati anche,ma non ingorati...Per quanto riconosca ampolloso ed involuto lo stile di Baricco, questo libro colpisce il mio immaginario e mi tocca come poche altre cose.Anni fa è stato un punto di partenza di molte rivoluzioni silenziose e minimi prodigi ed è ironico come la distanza di dieci anni viene coperta così velocemente nelle pieghe della memoriada un semplice passo e come ti riveli che le emozioni di allora non sono poi tanto diverse da quelle di adesso...

Mi aspettano un paio di giorni di dolce far niente aspettando la nuova sceneggiatura,quindi è molto probabile che il livello di cazzate nei miei post si alzi esponenzialmente con la noia...siete avvertiti!


all'improvviso le parole hanno un senso

Cresce come un appetito
il desiderio blindato
della tua gentilezza
che prorompe sotto i colpi inferti
non curando le ferite aggiunte
anche oggi t'invado dopo un assedio di capogiri
o smottamenti nella testa
sconfino sul tuo terreno e ci resto
come uno spaventapasseri
il ritratto di me disteso
mentre sparecchi la cena
e un fotogramma ricorrente
che ti stramazza sul divano sempre
in quella sezione di giorno

Non è più come prima
Non è più come prima
Non è più

E tu fai ancora passi indietro
stringi ancora le gambe al petto
e sembri una conchiglia rotta
dopo lo spavento dell'onda

ti difendi come puoi
dipende dai nostri umori
se la casa ci inghiotte
o ci starnuta fuori dalle stanze
come colleghi di lavoro
un amore si invecchia

Non è più come prima
Non è più come prima
Non è più

Non è più come prima
Non è più come prima
Non è più

[come salvarsi]


Parlavo con una amica un paio di sere fa:scazzi e sfoghi reciproci in questo periodo "di passaggio" per entrambi...soliti discorsi in fondo,sulle proprie insicurezze sulle direzioni da prendere...
poi me ne esco con una frase:bhè,se in questo momento mi togliessero il disegno mi resterebbe ben poco...
frase un pò di rito,di circostanza se vogliamo...come dire, siamo tutti nella stessa barca...

Quella frase mi ha rimbalzato in testa fino ad oggi.


"Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c'entra la pazzia. È genio, quello. È geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l'anima. Potevo viverli, ma non ci son riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me. Geometria. Un lavoro perfetto. Tutte le donne del mondo le ho incantate suonando una notte intera per una donna, una, la pelle trasparente, le mani senza un gioiello, le gambe sottili, ondeggiava la testa al suono della mia musica, senza un sorriso, senza piegare lo sguardo, mai, una notte intera, quando si alzò non fu lei che uscì dalla mia vita, furono tutte le donne del mondo. Il padre che non sarò mai l'ho incantato guardando un bambino morire, per giorni, seduto accanto a lui, senza perdere niente di quello spettacolo tremendo bellissimo, volevo essere l'ultima cosa che guardava al mondo, quando se ne andò, guardandomi negli occhi, non fu lui ad andarsene ma tutti i figli che mai ho avuto. La terra che era la mia terra, da qualche parte nel mondo, l'ho incantata sentendo cantare un uomo che veniva dal nord, e tu lo ascoltavi e vedevi, vedevi la valle, i monti intorno, il fiume che adagio scendeva, la neve d'inverno, i lupi la notte, quando quell'uomo finì di cantare finì la mia terra, per sempre, ovunque essa sia. Gli amici che ho desiderato li ho incantati suonando per te e con te quella sera, nella faccia che avevi, negli occhi, io li ho visti, tutti, miei amici amati, quando te ne sei andato, sono venuti via con te. Ho detto addio alla meraviglia quando ho visto gli immani iceberg del mare del Nord crollare vinti dal caldo, ho detto addio ai miracoli quando ho visto ridere gli uomini che la guerra aveva fatto a pezzi, ho detto addio alla rabbia quando ho visto riempire questa nave di dinamite, ho detto addio alla musica, alla mia musica, il giorno che sono riuscito a suonarla tutta in una sola nota di un istante, e ho detto addio alla gioia, incantandola, quando ti ho visto entrare qui. Non è pazzia, fratello. Geometria. È un lavoro di cesello. Ho disarmato l'infelicità. Ho sfilato via la mia vita dai miei desideri. Se tu potessi risalire il mio cammino, li troveresti uno dopo l'altro, incantati, immobili,fermati lì per sempre a segnare la rotta di questo viaggio strano che a nessuno mai ho raccontato se non a te"

(Novecento, Alessandro Baricco)


Ci sono cose che se ti aggrappi a loro ti salvano il culo...e se non il culo almeno il cuore...

fine dei lavori

Ieri ho portato via le ultime cose da casa vecchia…il secondo trasloco in meno di un anno,ma quest’ultimo è stato molto più che spostarsi in una nuova casa.

Con le mie cose si sono mosse anche tante parti di me…tante per quante ne ho lasciate indietro.

Ho aspettato fino ad oggi per finire di inchiostrare l’ultima tavola,volevo in un certo senso chiudere le ultime cose in pendenza contemporaneamente.

Ora mi tocca solo un profondo lavoro di revisione…non solo delle tavole ma di molti,tanti aspetti della mia vita.

Ho smontato la mia stanza pezzo per pezzo e non è stato facile,mi dava l’impressione di stare smontando qualcos’altro costruito in quattro anni…ma in un certo senso, pensare, preparare,e portare a termine questo trasloco è stato un po’ terapeutico.Non saprei spiegare come,ma lo è stato.

Facendo e disfacendo scatoloni pieni di roba,ho scoperto di avere uno strano attaccamento per le cose…non è un senso di possesso…in qualche modo sulle quattro cianfrusaglie che ho ci proietto un po’ me stesso,cerco di farle somigliare a me…sarà la vena artistica,che mi porta a personalizzare tutto, oppure semplicemente la necessità di vedere intorno a me cose che parlino di me,o che in qualche modo non mi siano estranee.

Dove sto adesso sto bene,in maniera diversa,ma sto bene, io e le mie quattro cose…