Chi è Elena Fioravanti?
Alessandro me l'ha descritta al telefono la prima volta ancor prima di mandarmi le tavole di sceneggiatura.
" é un po' ancora come una bambina per certi versi, capace di metterti il broncio per una stupidaggine e subito dopo sorriderti di cuore, prende tutto con un entusiasmo contagioso, forse anche troppo, magari perchè non ha ancora rinunciato ad un pizzico di magia nella vita."
Per un po' ho pensato ad Amelie Poulain e quindi ad Audrey Tautou, ma è stato solo un punto di partenza.
In Valter Buio c'è molto, moltissimo di Alessandro (per quanto lo conosca poco) ed ho cercato di fare la stessa cosa con Elena.
Inventarla semplicemente l'avrebbe resa verosimile, mentre io volevo che almeno per me fosse vera.
Ho quindi pescato nei ricordi, negli affetti e in come la memoria li ha filtrati, andando in quei momenti della mia vita nei quali sono arrivate delle persone a sconvolgerla come succede a Valter e a come vedevo quelle persone.
Perciò Elena Fioravanti ha l'aria furba di R , il sorriso di A, gli occhi di F e il musetto buffo di B.
E mille altre sfumature e altrettante persone che sebbene non sia sicuro di essere riuscito a mettere su carta di sicuro erano lì con me quando disegnavo.
Ed è stato strano quando ho visto la prima versione della copertina di Paolo, perchè Elena era proprio lì ed era inequivocabilmente lei.
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Elena Fioravanti
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Valter Buio
Giorni passati seduti per terra in un angolo , nascosti dietro l'armadio della tua stanza improvvisata.
Erano quei giorni fatti di innaffiatori verdi di plastica e finte piante cinesi di gomma, dei goffi tentativi e dei tuoi boxer di topolino sul divano a guardare harry ti presento sally.
Ci sarà sempre troppo pepe sulla mia paprikash.
E quando la merda volava alta a casa mia o a casa tua, con l'ennesima materia andata male e l'ennesima fuga, semplicemente alzavi il telefono e mi chiedevi: cos'hai imparato oggi al corso di fumetto?
E allora io stavo al gioco, chiudevo gli occhi e rispondevo inventando e chiedendoti delle tue lezioni alla scuola di design e poi ci davamo appuntamento in centro a Milano per un caffè.
Andavamo avanti così per ore , ad inventarci la vita e i sogni.E volavamo più in alto della merda e del casino che avevamo alle spalle. Ed eravamo quasi sempre sul punto di crederci che le cose sarebbero andate diversamente.
Non è stata Milano, ma è stata Roma e le cose sono andate davvero diversamente.
E forse mi sarebbe piaciuto farla davvero una telefonata come quelle che inventavamo.
Senza inventare, però, neanche una parola.
- Jess: I don't understand this relationship.
- Harry: What do you mean?
- Jess: You enjoy being with her?
- Harry: Yeah.
- Jess: You find her attractive?
- Harry: Yeah.
- Jess: And you're not sleeping with her.
- Harry: No.
- Jess: You're afraid to let yourself be happy.
- Harry: Why can't you give me credit for this? This is a big thing for me. I never had a relationship with a woman that didn't involve sex. I feel like I'm growing.
- ...
- Harry: It's very freeing. I can say anything to her.
- Jess: Are you saying you can say things to her you can't say to me?
- Harry: Nah, it's just different. It's a whole new perspective. I get the woman's point of view on things. She tells me about the men she goes out with and I can talk to her about the women that I see.
- Jess: You tell her about other women.
- Harry: Yeah. Like the other night. I made love to this woman, and it was so incredible, I took her to a place that wasn't human, she actually meowed.
- Jess: You made a woman meow?
- Harry: Yeah. That's the point, I can say these things to her. And the great thing is, I don't have to lie because I'm not always thinking about how to get her into bed. I can just be myself.
- Jess: You made a woman meow?
di mantova, cassetti e disegnatori part 1
Io non sono una persona per niente organizzativa.
Non so neanche fare la spesa senza avere una lista,e se faccio la lista la dimentico puntualmente a casa.
Però a Mantova tutto è filato liscio via come l'olio. Delle cento cose che potevano andar male non se n'è verificata neanche una.
Anzi.
Ha funzionato tutto benissimo, davanti allo stand le persone non sono mai mancate ed i "drawers" sono stati semplicamente fenomenali nell'essere sempre disponibili ed infaticabili.
E se dal punto di vista meramente organizzativo non posso essere più che soddisfatto sotto il profilo personale lo sono - se possibile - ancora di più.
Sono stato bene come succede di rado.
E di questo devo ringraziare un po' di persone...
Luca e Fabrizio che per l'ennesima volta si dimostrano amici solidi sui quali contare.
Alessia e Sabrina, che è stupendo vederle prendere il piglio giusto per affrontare questo strano mondo fumettoso.
Bea e Micol, che non ci son parole per loro.
E poi tutte le strette di mano e volti e persone con le quali mi sono incrociato e che hanno reso perfetti i giorni scorsi
Di sicuro è stata un esperienza da ripetere, non so ancora quando ,ma ci faremo sentire di sicuro.
Non so neanche fare la spesa senza avere una lista,e se faccio la lista la dimentico puntualmente a casa.
Però a Mantova tutto è filato liscio via come l'olio. Delle cento cose che potevano andar male non se n'è verificata neanche una.
Anzi.
Ha funzionato tutto benissimo, davanti allo stand le persone non sono mai mancate ed i "drawers" sono stati semplicamente fenomenali nell'essere sempre disponibili ed infaticabili.
E se dal punto di vista meramente organizzativo non posso essere più che soddisfatto sotto il profilo personale lo sono - se possibile - ancora di più.
Sono stato bene come succede di rado.
E di questo devo ringraziare un po' di persone...
Luca e Fabrizio che per l'ennesima volta si dimostrano amici solidi sui quali contare.
Alessia e Sabrina, che è stupendo vederle prendere il piglio giusto per affrontare questo strano mondo fumettoso.
Bea e Micol, che non ci son parole per loro.
E poi tutte le strette di mano e volti e persone con le quali mi sono incrociato e che hanno reso perfetti i giorni scorsi
Di sicuro è stata un esperienza da ripetere, non so ancora quando ,ma ci faremo sentire di sicuro.
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stand by
94 tavole è il metro del mio stand by.
Come quando da piccolo in piscina andavo sott'acqua e contavo le mattonelle nere.
La misura della mia apnea.
E quando tiri fuori la testa dall'acqua le luci intorno sono più forti di quanto ti ricordassi e la testa ronza un pò.
Ecco, l'effetto è dannatamente simile.
Ci metto sempre un po' troppo a interrompere lo stato di sospensione (dell'incredulità?) e riprendere i ritmi normali.
Lo spazio lasciato vuoto dal pensiero di carta, matita e china viene riempito in fretta da altri pensieri che riversano la loro urgenza impietosamente.
Ma parlando fuor di metafora mi sembra che fin troppe cose ho tenuto in stand by solo per la paura che al minimo movimento potessero crollare.
Che crollino pure.
Farò come in giappone che ogni tot di anni buttano giù templi ed edifici in legno e li ricostruiscono identici a prima noncuranti del passare del tempo.
O lascerò le rovine intatte, che in fondo hanno sempre più fascino dell'edificio intero.
Sono solo parole di un disegnatore ancora non troppo bravo nè veloce troppo stanco e con troppe poche ore di sonno.
E non sono più neanche tanto sicuro se sono io a mettermi in stand by o a mettere in stand by tutto il resto....
sometimes they come back
Tu lo sai che su alcune persone ci puoi contare,e pensi di sapere anche fino a che punto.
Poi quel punto ti rendi conto che è spostato un pò più in là di quanto credi e resti cos' stupito che non sai se arrabbiarti o essere grato.
Perchè niente di queste vacanze è andato come avevo pianificato e previsto.
La fastidiosa febbriciattola che avevo prima di partire si è rivelata un virus stupido ma incattivito dal fatto di essergli sfuggito fino ai trent'anni e che mi ha messo al tappeto.
Il risultato?
Natale a letto con la febbre e capodanno in ospedale con i valori delle transaminasi alle stelle.Il totale di undici giorni di ricovero.Ed in mezzo l'ansia per il lavoro che dovrò consegnare con un leggero ritardo -ed è una cosa che odio fare-,l'apprensione dei miei genitori ed il fatto che non c'è volta che siano ancora loro ad occuparsi di me,e mai fin'ora il contrario.e mille altre cose che non sto qui a dire.
Una fine d'anno perfettamente in linea per come era iniziato.Buio.
tranne per un fatto.
ogni giorno
col freddo
la pioggia
la febbre
ricevevo una visita che mi faceva ridere di cuore
anche quando ridere faceva male.
e non è mancato giorno. anche quando c'erano altri affetti,altri cuori e desideri e viaggi da fare e ai quali rinunciare.
Ed è un gesto enorme che sposta i confini di prepotenza,che fa arretrare le tue barriere senza tuttavia che ne vengano intaccate.
Ed è un gesto che non mi merito e che farò in modo di meritare da ora in poi.
(grazie)
postilla:ci sono un sacco di persone che non ho sentito e che non potevo sentire,un sacco di auguri he non ho fatto e che non ho ricevuto in tempo...sorry it's not my fault...
Poi quel punto ti rendi conto che è spostato un pò più in là di quanto credi e resti cos' stupito che non sai se arrabbiarti o essere grato.
Perchè niente di queste vacanze è andato come avevo pianificato e previsto.
La fastidiosa febbriciattola che avevo prima di partire si è rivelata un virus stupido ma incattivito dal fatto di essergli sfuggito fino ai trent'anni e che mi ha messo al tappeto.
Il risultato?
Natale a letto con la febbre e capodanno in ospedale con i valori delle transaminasi alle stelle.Il totale di undici giorni di ricovero.Ed in mezzo l'ansia per il lavoro che dovrò consegnare con un leggero ritardo -ed è una cosa che odio fare-,l'apprensione dei miei genitori ed il fatto che non c'è volta che siano ancora loro ad occuparsi di me,e mai fin'ora il contrario.e mille altre cose che non sto qui a dire.
Una fine d'anno perfettamente in linea per come era iniziato.Buio.
tranne per un fatto.
ogni giorno
col freddo
la pioggia
la febbre
ricevevo una visita che mi faceva ridere di cuore
anche quando ridere faceva male.
e non è mancato giorno. anche quando c'erano altri affetti,altri cuori e desideri e viaggi da fare e ai quali rinunciare.
Ed è un gesto enorme che sposta i confini di prepotenza,che fa arretrare le tue barriere senza tuttavia che ne vengano intaccate.
Ed è un gesto che non mi merito e che farò in modo di meritare da ora in poi.
(grazie)
postilla:ci sono un sacco di persone che non ho sentito e che non potevo sentire,un sacco di auguri he non ho fatto e che non ho ricevuto in tempo...sorry it's not my fault...
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11
Hai undici anni, mingherlino e con le gambe tutt'altro che dritte e lunghe.
La sveglia puntata per le sette meno un quarto, lo zaino semivuoto già pronto.
Ti addormenti agitato pensando all'indomani, al primo giorno di scuola , alla prima media.
Nè mamma nè papà ad accompagnarti ma uno scalcinato pulmino azzurro stoviglia e visi sconosciuti e potenzialmente minacciosi stipati li dentro.
Tu sali lo stesso -impavido o incosciente - forte di un pacchetto di caramelle da offrire a chi lo voglia, ottima merce di scambio per un amicizia, secondo tua mamma.
Dentro la pancia di quel trabiccolo un umanità varia di ragazzi grandi - grandi - e bambini e coetanei.
Ti fai largo, prendi posto. Due gemelli grossi almeno il triplo di te baccagliano da un lato, il simpaticone del gruppo racconta la sua migliore barzelletta, e le ragazze -le ragazze- spandono nell'aria profumi per te nuovi e sorridono di un bianco ancora immacolato.
Nella stessa tua fila , un paio di sedili più avanti dei capelli ricci, corti, ma non da maschio. Li noti subito e poi archivi.
Dopo è tutto un raccontarsi, anzi , inventarsi le vacanze con gli amici ,scegliersi il compagno di banco e ridere dei nuovi professori e dei compagni più sfigati di te. Quasi non ti accorgi che quei capelli ricci, corti ma da ragazza e quelle lentiggini -archiviato pure questo - ti hanno seguito fin dentro la classe.
La campanellla suona e presto ti ritrovi di nuovo sul pulmino.
Dentro, tu e lei solamente, che ancora i ragazzi del liceo hanno lezione. La guardi e con tutto il coraggio di cui un undicenne è capace le dici "ciao".
Al momento di scendere giù il secondo ciao scivola via con una naturalezza che ti fa sentire improvvisamente grande e più sicuro di te. La porta si chiude alle spalle. Ti giri per scoprire se per caso ti guarda.
Ma l'ombra del pulman ti ha già superato e il sole di settembre non è mai stato così clemente su di te.
E poi sarà il cineforum e il doposcuola insieme , le telefonate e gli inviti a casa,le gelosie con il migliore amico, le feste ed il primo lento, le canzoncine stupide da gita ed i disegni per lei(e i Goonies, La Storia Infinita e Jovanotti con Ciao Mamma).
E poi?
e poi sarà il primo bacio. Piccolo, leggero , poggiato appena sulle sue labbra. Sarà dire per la prima volta ad un altra persona che le vuoi bene.
Pensarai spesso negli anni a quel particolare periodo ,quando così piccolo ti portavi addosso quelle emozioni così grandi. E a volte vorresti tornare indietro.
Adesso hai trent'anni. E una vita che ti ha portato nella maniera più improbabile qui dove sei. E mentre lavori la tua memoria vigliacca tira fuori dagli archivi un immagine - un frame - un disegno , identico a quello che stai facendo, nato dalla mano di un undicenne e ormai perso chissà dove.
Era un fumetto, un modo originale per dirle che ti piaceva.
E allora sì che vorresti tornare indietro.
Anche solo per sentire un ultima volta il sole di settembre sul tuo volto.
Quel sole clemente come mai più lo è stato, mentre lei si allontana e l'unica cosa che riesci a distinguere nella luce è il suo sorriso.
La sveglia puntata per le sette meno un quarto, lo zaino semivuoto già pronto.
Ti addormenti agitato pensando all'indomani, al primo giorno di scuola , alla prima media.
Nè mamma nè papà ad accompagnarti ma uno scalcinato pulmino azzurro stoviglia e visi sconosciuti e potenzialmente minacciosi stipati li dentro.
Tu sali lo stesso -impavido o incosciente - forte di un pacchetto di caramelle da offrire a chi lo voglia, ottima merce di scambio per un amicizia, secondo tua mamma.
Dentro la pancia di quel trabiccolo un umanità varia di ragazzi grandi - grandi - e bambini e coetanei.
Ti fai largo, prendi posto. Due gemelli grossi almeno il triplo di te baccagliano da un lato, il simpaticone del gruppo racconta la sua migliore barzelletta, e le ragazze -le ragazze- spandono nell'aria profumi per te nuovi e sorridono di un bianco ancora immacolato.
Nella stessa tua fila , un paio di sedili più avanti dei capelli ricci, corti, ma non da maschio. Li noti subito e poi archivi.
Dopo è tutto un raccontarsi, anzi , inventarsi le vacanze con gli amici ,scegliersi il compagno di banco e ridere dei nuovi professori e dei compagni più sfigati di te. Quasi non ti accorgi che quei capelli ricci, corti ma da ragazza e quelle lentiggini -archiviato pure questo - ti hanno seguito fin dentro la classe.
La campanellla suona e presto ti ritrovi di nuovo sul pulmino.
Dentro, tu e lei solamente, che ancora i ragazzi del liceo hanno lezione. La guardi e con tutto il coraggio di cui un undicenne è capace le dici "ciao".
Al momento di scendere giù il secondo ciao scivola via con una naturalezza che ti fa sentire improvvisamente grande e più sicuro di te. La porta si chiude alle spalle. Ti giri per scoprire se per caso ti guarda.
Ma l'ombra del pulman ti ha già superato e il sole di settembre non è mai stato così clemente su di te.
E poi sarà il cineforum e il doposcuola insieme , le telefonate e gli inviti a casa,le gelosie con il migliore amico, le feste ed il primo lento, le canzoncine stupide da gita ed i disegni per lei(e i Goonies, La Storia Infinita e Jovanotti con Ciao Mamma).
E poi?
e poi sarà il primo bacio. Piccolo, leggero , poggiato appena sulle sue labbra. Sarà dire per la prima volta ad un altra persona che le vuoi bene.
Pensarai spesso negli anni a quel particolare periodo ,quando così piccolo ti portavi addosso quelle emozioni così grandi. E a volte vorresti tornare indietro.
Adesso hai trent'anni. E una vita che ti ha portato nella maniera più improbabile qui dove sei. E mentre lavori la tua memoria vigliacca tira fuori dagli archivi un immagine - un frame - un disegno , identico a quello che stai facendo, nato dalla mano di un undicenne e ormai perso chissà dove.
Era un fumetto, un modo originale per dirle che ti piaceva.
E allora sì che vorresti tornare indietro.
Anche solo per sentire un ultima volta il sole di settembre sul tuo volto.
Quel sole clemente come mai più lo è stato, mentre lei si allontana e l'unica cosa che riesci a distinguere nella luce è il suo sorriso.
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the first of many more to come

Denti serrati e mal di testa.
L'ultima settimana è passata così , tra una tavola e l'altra.
Mi sposto con matita e china tra Napoli, Torino e l'Africa ma rimango sempre qui stuck in the middle.Gli occhi bruciano e le giornate sembrano avere troppe poche ora a disposizione per viverci dentro.
Tengo il conto dei giorni,pianifico il lavoro e programmo le pause, che quest'anno a Natale sarò figlio, nipote, fratello e zio e voglio farlo senza riserve e senza scuse.
E nel frattempo piccole meraviglie, minimi prodigi ,accadono.
Vedere le strade spianarsi davanti al destino delle persone più care, trovarsi a ringraziare in silenzio persone alle quali mai avresti pensato di essere grato. Scoprire che la polvere non ha intaccato per niente quei meccanismi che al volgere di una giornata di lavoro gomito a gomito ti portano ad avere lo stesso respiro, la stessa stanchezza, e non sentirla per niente.
E viene a galla - piano -la voglia di piumoni troppo grandi e di colazioni a letto, di pelle e risate nuove e mai sentite, di giornate pigre ed indolenti.
Voglia di altre storie,altri luoghi e di un miglior narratore.
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Standing in the shadows at the end of my bed
non è serata per disegnare questa.
non è serata per stare in casa.
un giro in macchina a far prendere aria ai pensieri lungo giusto il tempo di un cd - KID A - dei radiohead.
Niente donnine da marcapiede in giro .Si son fatte furbe e attendono alla fermata del bus. Non il bus ovviamente.
Abbasso il finestrino.Faccio entrare aria fredda.
e mi accorgo di stare girando in tondo.Ad un certo pensiero -intendo- ovvero se certi rapporti debbano avere dei limiti e se sia giusto porli.
O se i limiti siano intrinseci alle persone e non al rapporto.
Mi chiedo se il mio aver cura di un qualcuno sia legato all'autocompiacimento del sapere che quel qualcuno ha bisogno di me e se questo intacca il valore in se del gesto.
Mi chiedo anche quale possa essere il senso del proteggere gli altri da cose che a mio giudizio possano far male,ed in ultima analisi da me stesso.
mi fermo ad uno stop. e mi rispondo.
che le insicurezze colmate restano tali e non per questo diventano sicurezze,ma che è anche giusto che sia così.
che forse si ha il diritto di star male ed il dovere di far stare male.
che l'unico modo per proteggere è afforntare insieme le cose e che spesso si ha paura ad affrontare per primi se stessi.
49 minuti e 51 secondi
il disco fa click e vedrete tra un po' si fermerà!
Ma aspettate e un'altra ne avrete...
C'era,una volta il cantastorie dirà,
e un'altra favola comincerà ...
non è serata per stare in casa.
un giro in macchina a far prendere aria ai pensieri lungo giusto il tempo di un cd - KID A - dei radiohead.
Niente donnine da marcapiede in giro .Si son fatte furbe e attendono alla fermata del bus. Non il bus ovviamente.
Abbasso il finestrino.Faccio entrare aria fredda.
e mi accorgo di stare girando in tondo.Ad un certo pensiero -intendo- ovvero se certi rapporti debbano avere dei limiti e se sia giusto porli.
O se i limiti siano intrinseci alle persone e non al rapporto.
Mi chiedo se il mio aver cura di un qualcuno sia legato all'autocompiacimento del sapere che quel qualcuno ha bisogno di me e se questo intacca il valore in se del gesto.
Mi chiedo anche quale possa essere il senso del proteggere gli altri da cose che a mio giudizio possano far male,ed in ultima analisi da me stesso.
mi fermo ad uno stop. e mi rispondo.
che le insicurezze colmate restano tali e non per questo diventano sicurezze,ma che è anche giusto che sia così.
che forse si ha il diritto di star male ed il dovere di far stare male.
che l'unico modo per proteggere è afforntare insieme le cose e che spesso si ha paura ad affrontare per primi se stessi.
49 minuti e 51 secondi
il disco fa click e vedrete tra un po' si fermerà!
Ma aspettate e un'altra ne avrete...
C'era,una volta il cantastorie dirà,
e un'altra favola comincerà ...
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questa me la devo ancora spiegare,
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di Lucca, aspettative e compleanni
Ecco, riprendo fiato e trovo dieci minuti per scrivere un pò(st).
C'è stata Lucca.
Se ne è già parlato abbondantemente in giro tra i blog di come sia stata piovosa, caotica, soffocante e disorganizzata...quindi io no parlerò di questo.
Parlerò invece dei compagni di avventura -che non si intimoriscono di fronte ad un viaggio in macchina passato cantando "rotta per casa di dio", delle due bottiglie di Montenegro e dei postumi, dell'aspettare alla stazione - cappuccino in mano - un' amica presumibilmente infreddolita ed intimorita, di quanto sia bello che disegnare alle fiere inizia a diventare un vero appuntamento al quale molti visi ormai conosciuti e amici non mancano di presentarsi, delle notti passate a sentir parlare nel sonno cercando nel frattempo di non svegliare troppo qualcun'altro.
E poi ci sono state tante chiacchere - anche lavorative - tanti se, ma , e vi faremo sapere.
C'è stato lo stupore - che è sempre una conferma - di trovarsi davvero bene con certe persone e con altre ancora di più e nonostante tutto.
E poi ci sono stati i 30.
Anni intendo.
Si lo so,adesso ho tutto il diritto di lamentarmi e sentirmi vecchio d'altronde i capelli bianchi quelli già ce li ho.
Ed anche questo è stata una sorpresa perchè avevo tutti insieme nello stesso posto affetti, amici e colleghi.
E mi sono sentito a casa.
C'è stata Lucca.
Se ne è già parlato abbondantemente in giro tra i blog di come sia stata piovosa, caotica, soffocante e disorganizzata...quindi io no parlerò di questo.
Parlerò invece dei compagni di avventura -che non si intimoriscono di fronte ad un viaggio in macchina passato cantando "rotta per casa di dio", delle due bottiglie di Montenegro e dei postumi, dell'aspettare alla stazione - cappuccino in mano - un' amica presumibilmente infreddolita ed intimorita, di quanto sia bello che disegnare alle fiere inizia a diventare un vero appuntamento al quale molti visi ormai conosciuti e amici non mancano di presentarsi, delle notti passate a sentir parlare nel sonno cercando nel frattempo di non svegliare troppo qualcun'altro.
E poi ci sono state tante chiacchere - anche lavorative - tanti se, ma , e vi faremo sapere.
C'è stato lo stupore - che è sempre una conferma - di trovarsi davvero bene con certe persone e con altre ancora di più e nonostante tutto.
E poi ci sono stati i 30.
Anni intendo.
Si lo so,adesso ho tutto il diritto di lamentarmi e sentirmi vecchio d'altronde i capelli bianchi quelli già ce li ho.
Ed anche questo è stata una sorpresa perchè avevo tutti insieme nello stesso posto affetti, amici e colleghi.
E mi sono sentito a casa.
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Narni(a)
Ci sono giorni, anzi luoghi, nei quali essere un tizio che fa i "giornaletti" non ti fa sentire come un pesce fuori dall'acqua. Anzi,è proprio il contrario. Sono i visitatori occasionali, gli accompagnatori di fidanzate\i, i genitori ad essere quelli "fuori posto"...
In somma è sempre un grandissimo piacere incontrare quelle amicizie createsi disegnando fianco a fianco, e mettersi a disposizione del pubblico per ogni tipo di disegno...da john doe(classico!) a Ultron(e chi è????mah...).
Con la fiera di Narni inzia il ciclo delle fiere di fumetto invernali,ed io a questa ci sono legato in modo particolare(vedi qui)...se poi ci aggiungiamo un David Lloyd più rubicondo che mai e sempre disponibilissimo,il divertissment tra Massimo Carnevale e Corrado Mastantuono che sfornavano a cena "falsi d'autore" meravigliosi, il quadro è completo....
bhe...se Narni segna l'inizio allora si inizia alla grande!
di pulizie, ricordi e altre cazzate...

Si, lo so, normalmente si parla di pulizie di primavera e adesso siamo ad agosto, ma in primavera sono stato troppo occupato ergo: le faccio ora.
E quindi le sorprese nascoste in quegli angoli dimenticati della casa e della memoria saltano fuori adesso,in questa estate lenta e pigra qui a Catania.
E ritrovo queste foto.
Risalgono ad una vita e mezzo fà e sono testimoni,di anni strani e belli. E tristi anche, insoddisfatti,innamorati,a volte non ricambiati. Anni di prime fidanzate e prime sigarette, di grandi amicizie e piccoli dolori.
Testimoni del fatto che, sì,ho avuto i capelli lunghi e assurdi, e che ho tentato di tingerli di viola a Dublino,ma che alla fine sembravo una specie di Mirko dei Beehive castano;che rompevo gli alberi a calci meglio di Chuck Norris(!),che sono stato amico di persone di cui ho perso completamente le tracce e alle quali auguro ogni possibile bene...
E li in mezzo ci sono pure un paio di persone che per quanto male mi abiano fatto inp assato,e per quanto possano aver provato, in un modo o nell'altro, a cancellare anni di amicizia ,in ogni caso sono artefici tanto quanto me di ciò che sono ora...
Si, appunto,dicevo... una vita e mezzo fa.
Adesso ne rimane ben poco,e ciò che rimane è quello che de sempre è stato più importante...
Mi manca, in un certo qual modo ,quella vita, quella persona che in queste foto mi somiglia vagamente,solo un po' meno brizzolata,più giovane e magra.
Manca abbastanza da averne nostalgia, ma non così tanto da volerla di nuovo indietro.
Ho un altra vita.
Altrove.
Ma guardarsi alle spalle di tanto in tanto fa bene.
Perché quella persona, tanto diversa dal te stesso attuale, ha spesso qualcosa ancora da insegnarti.
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as the indian summer of my remembrance settles on my bones

Casa.Oggi si parte per casa.Poco più di un mese tra odori e sapori "miei" e come al solito-appena arrivato- quello che mi colpirà sarà la luce diversa che c'è lì.
E se non ci sei mai stato non lo puoi capire quanto è diversa.
Vedere il mondo a colori dopo un inverno di bianco e nero.
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oggi mi sento così
e grazie come al solito al Panda e a Giacomo...interpretano il mio stato d'animo alla perfezione...
se vi capita,e vi consiglio di farlo capitare,spulciatevi il blog di Pandalikes...a parte l'ovvia pucciosità del personaggio ci sono delle chicche e dei colpi di genio mica da ridere...e poi fa impazzire tutte le ragazzine!!!
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nuovo coinquilino!!!
Da un paio di giorni, è ufficialmente arrivato un nuovo coinquilino...ve lo presento!
dite ciao a Tavoletta!!!!
CIAAAAO TAVOLETTA!!!!
ok,è il caldo,decisamente...comunque è davvero uno strumento rivoluzionario,fin'ora l'ho usato per delle semplici correzioni sulle tavole,ma ha delle potenzialità infinite...
se volete saperne di più il link è:Questo
ora vado che Tavoletta mi chiama...

dite ciao a Tavoletta!!!!
CIAAAAO TAVOLETTA!!!!
ok,è il caldo,decisamente...comunque è davvero uno strumento rivoluzionario,fin'ora l'ho usato per delle semplici correzioni sulle tavole,ma ha delle potenzialità infinite...
se volete saperne di più il link è:Questo
ora vado che Tavoletta mi chiama...
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gironzolando
A volte,un pò per caso e un pò no,si trovano in giro per la rete delle perle.
Gente interessante,che scrive bene e di cose intelligenti...ed è raro.
Così vi riporto un pezzo di una cosa scritta a tre mani(come dice Digito) da Baol e Digito che, devo ammetterlo ,mi ha emozionato,eccola qui:
Certe donne, noi altri, ce le dimentichiamo quasi subito.
Altre, invece, ce le ritroviamo ogni notte ai piedi del letto,
che ci guardano dormire, anche quando non ci sono più. E magari
da un bel po'.
Certe donne, poi, ci hanno scavato dentro come un uomo non potrebbe
mai e poi mai scavare in una donna. Perché, certe donne, sono qualcosa
di imprescindibile.
Certe donne, con le braccia scoperte, ci richiamano infanzia. Che a
guardarle da dietro sembrano non finire mai. Che noi, in certi occhi
così profondi, ci si perde come bambini. Anche se poi, non lo ammettiamo
mai.
Certe donne sono il primo pensiero di ogni giorno, anche se poi è un giorno
fottuto. Che quando le cose vanno male le chiamiamo per nome e le amiamo per
come sono. Loro, non noi. Che, quando arriva la sera, è sempre meno male che
arriva la sera.
Certe donne, ad abbracciarle, ci si sente rinati. Con quel profumo naturale
che scende dal collo. Lo stesso profumo che poi ci perseguita, quando non
sono con noi e ci fa impazzire quando non sono più con noi. Certe donne, per
motivi che a noi sfuggono sempre, accettano in modo silenzioso e spontaGneo di
fare un pezzo di strada con noi. Eppoi, quando se ne vanno, per noi niente è
più come prima.
Certe donne, a guardarle bene, le sposeresti al primo bacio e al primo abbraccio.
Poi, quando ci fai all'amore, preghi ogni santo che non ti faccia cambiare mai.
Che quando poi l'abitudine viene c'è qualcosa che sviene ma, quando poi siete
lontane, non ci fate dormire più.
Così mi disse l’amico mio
Ed io ribattei a mia volta:
“Le donne sono sogni
che si sognano più di una volta;
sono profumi che torneranno
alle narici, alla memoria
lasciandoci ancora storditi
come all’inizio di ogni storia.
Le donne sono grammatica,
punteggiatura del nostro romanzo,
sorriso intrigante di una cena
risata squillante dell’ora di pranzo.
Le donne sono un rifugio
Dove non c’è sofferenza e paura
Fatto di abbracci e carezze gentili
Dove scordiamo qualunque sventura;
spesso sono anche dolore
unghie sull’anima lacerata
parole taglienti sui nostri sogni,
fiori recisi da lama affilata.
Le donne sono il nostro destino
Il tutto ed il niente dell’esistenza,
tasselli di un solo mosaico,
voci silenti della coscienza.
Le donne sono sguardi leggeri
a scardinare la resistenza rimasta,
loro tutto questo lo sanno
ed a noi, in fondo, ci basta”.
i responsabili del mio picco glicemico sono linkati nella colonna a lato
Un'altra perla,ma stavolta di saggezza bambina è "lo fa anche Baricco"
Blog di una logopedista nel quale racconta le esperienze con i suoi piccoli pazienti, scritto in maniera decisemente carina ed originale...senza tralasciare il fatto che si rimane stupiti di come ogni volta,la logica semplice e profonda e saggia di questi bimbi che si scontrano con un limite ha un effetto disarmante sulla vita di noi che ci consideriamo adulti.
l'ora è tarda,volevo scrivere altro,ma passo oltre...domani si lavora!
Gente interessante,che scrive bene e di cose intelligenti...ed è raro.
Così vi riporto un pezzo di una cosa scritta a tre mani(come dice Digito) da Baol e Digito che, devo ammetterlo ,mi ha emozionato,eccola qui:
Certe donne, noi altri, ce le dimentichiamo quasi subito.
Altre, invece, ce le ritroviamo ogni notte ai piedi del letto,
che ci guardano dormire, anche quando non ci sono più. E magari
da un bel po'.
Certe donne, poi, ci hanno scavato dentro come un uomo non potrebbe
mai e poi mai scavare in una donna. Perché, certe donne, sono qualcosa
di imprescindibile.
Certe donne, con le braccia scoperte, ci richiamano infanzia. Che a
guardarle da dietro sembrano non finire mai. Che noi, in certi occhi
così profondi, ci si perde come bambini. Anche se poi, non lo ammettiamo
mai.
Certe donne sono il primo pensiero di ogni giorno, anche se poi è un giorno
fottuto. Che quando le cose vanno male le chiamiamo per nome e le amiamo per
come sono. Loro, non noi. Che, quando arriva la sera, è sempre meno male che
arriva la sera.
Certe donne, ad abbracciarle, ci si sente rinati. Con quel profumo naturale
che scende dal collo. Lo stesso profumo che poi ci perseguita, quando non
sono con noi e ci fa impazzire quando non sono più con noi. Certe donne, per
motivi che a noi sfuggono sempre, accettano in modo silenzioso e spontaGneo di
fare un pezzo di strada con noi. Eppoi, quando se ne vanno, per noi niente è
più come prima.
Certe donne, a guardarle bene, le sposeresti al primo bacio e al primo abbraccio.
Poi, quando ci fai all'amore, preghi ogni santo che non ti faccia cambiare mai.
Che quando poi l'abitudine viene c'è qualcosa che sviene ma, quando poi siete
lontane, non ci fate dormire più.
Così mi disse l’amico mio
Ed io ribattei a mia volta:
“Le donne sono sogni
che si sognano più di una volta;
sono profumi che torneranno
alle narici, alla memoria
lasciandoci ancora storditi
come all’inizio di ogni storia.
Le donne sono grammatica,
punteggiatura del nostro romanzo,
sorriso intrigante di una cena
risata squillante dell’ora di pranzo.
Le donne sono un rifugio
Dove non c’è sofferenza e paura
Fatto di abbracci e carezze gentili
Dove scordiamo qualunque sventura;
spesso sono anche dolore
unghie sull’anima lacerata
parole taglienti sui nostri sogni,
fiori recisi da lama affilata.
Le donne sono il nostro destino
Il tutto ed il niente dell’esistenza,
tasselli di un solo mosaico,
voci silenti della coscienza.
Le donne sono sguardi leggeri
a scardinare la resistenza rimasta,
loro tutto questo lo sanno
ed a noi, in fondo, ci basta”.
i responsabili del mio picco glicemico sono linkati nella colonna a lato
Un'altra perla,ma stavolta di saggezza bambina è "lo fa anche Baricco"
Blog di una logopedista nel quale racconta le esperienze con i suoi piccoli pazienti, scritto in maniera decisemente carina ed originale...senza tralasciare il fatto che si rimane stupiti di come ogni volta,la logica semplice e profonda e saggia di questi bimbi che si scontrano con un limite ha un effetto disarmante sulla vita di noi che ci consideriamo adulti.
l'ora è tarda,volevo scrivere altro,ma passo oltre...domani si lavora!
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house\home(something you belong)
Mi ha sempre colpito la differenza, assente in italiano, tra house e home.
In fondo perchè complicarsi la vita,chiamala casa,no?
E invece no.
Non bastano quattro pareti,un letto,e tutte le tue cose a far sì che quella dove stai possa chiamarsi casa.
Una casa qualsiasi sì, anche una nella quale ti trovi particolarmente bene, ma non casa.
Furbi sti inglesi...
Che poi a dirla tutta casa è un posto,un pensiero,un ricordo -qualcosa- a cui appartieni intimamente.
Che poi a dirla tutta -davvero- casa ,se hai la fortuna di riconoscerla quando la incontri ,è la persona per la quale ci sarai sempre e che sempre ci sarà per te. Abbracci come ritorni.
Furbi sti inglesi...
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everything in Its right place
"Mi chiedevo quali sono i limiti di tolleranza alla fatica e alla esaperazione e all'inutilità che un'amicizia dovrebbe avere. prima di diventare una specie di vocazione missionaria o una storia d'amore unidirezionale equivocate e dissimulata tutto il tempo. Mi chiedevo se aveva avuto senso passare così da casa di Misia a quella di Marco; se era sano il modo che avevo di appoggiarmi a uno di loro due senza riuscire a immaginarmi nessun'altra scelta autonoma. Mi chiedevo se il legame non visibile che c'era tra noi tre era una forza, o un limite fatale alle nostre vite individuali"
"Che poi basterebbe avere una specie di autolimitatore di pensieri per stare meglio. Una specie di autolimitatore di sentimenti. Basterebbe non lasciarsi andare proprio a picco nella vita di un altra prsona, no?"
"Mi sono reso conto da un momento all'altro di quanto mi ero tagliato fuori da tutto questo negli ultimi anni:di quanto avevo ristretto il cerchio delle mie percezioni fino a rinchiudermi in un angolo da cui non riuscivo a vedere più di una o due cose alla volta."
Ieri sera vinto dal caldo ho ripreso in mano questo libro di Andrea De Carlo.L'ultima volta l'ho letto circa cinque,sei anni fà...e poi dimenticato.
E' strano notare come le frasi sottolineate allora,in una fase della mia vita agli antipodi da quella attuale, calzino ancora alla perfezione con me.Per altri versi magari, con suggestioni nuove , sicuramente.
Credo che alla fine, per contrastare la mia vocazione al samaritanesimo dei sentimenti,ad andare incontro a tutte le esigenze non espresse senza sentirmi davvero all'altezza, io sia riuscito ad installarlo quell'autolimitatore di cui sopra...ma c'è un fatto:erigere muri a difesa che coprano lo sguardo,chiudersi a riccio,indossare un sorriso forrzato: non fa parte della mia natura.Ed io la mia natura l'ho,per amore, tradita troppo in questi ultimi anni.Questo l'ho capito,o forse solo riscoperto da poco.Io sono simile più a un nervo scoperto,come un guanto rovesciato.La mia forza non sta nel fare il "forte" e coprire i punti deboli, non sta nel gridare di più della persona che ho di fronte,a questo sono bravi tutti: al contario, la mia forza è mostrare il fianco.
E resistere al colpo se qualcuno ha il coraggio di colpirmi a viso aperto...non so avere corazze che proteggano il punto debole, saprei forse meglio rendere forte quello che era debole.
E' una questione di fede, forse.
E vorrei che anche le altre persone avessero questa stessa onestà di vulnerabilità con me.
Funziono al contrario,lo so...e me lo devo ricordare più spesso.
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comunicazioni di servizio
Premesso che appena avrò un pò di materiale nuovo da postare lo farò subito,da qualche tempo il blog ha preso una inclinazione decisamente più sul personale...ora...non è che di punto in bianco ho deciso che i cazzi miei siano talmente importanti da condividerli con il mondo intero, e non è neanche una necessità di avere un riscontro da parte di un pubblico(quale?)...semplicemente,ho bisogno di ordinare scatoloni di pensieri e parole per fare un pò di spazio,e ritagliarmi quella mezz'oretta al giorno per scrivere qui è l'ideale...quindi portate pazienza e sopportatevi stì pipponi :)
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meme inverso

inprovvisamente mi è venuta voglia di inverno e del freddo come buon motivo per restarsene sotto le coperte...matereopatico,eh?
ora passo e chiudo che la strada per Milano è lunga,ma prima lancio un Meme inverso...chi ne ha voglia,chi passa di qui senza lasciare commenti e chi ci passa e li lascia di solito,si sbizzarrisca e lasci il proprio commento a tema libero(le prime 5 cose che ti vengono in mente etcc,le parole che non ti homai detto,caccapipì,etc...)...ok?andateci piano con gli insulti però,eh!!!
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cazzeggi in libertà,
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blank page
tornato a casa da una serata con amici,un paio di birre particolarmente buone e quattro chiacchere rilassate, ne avevo bisogno...classico giro su internet prima del meritato riposo,qualche buona notizia e qualcuna meno buona,le solite cose insomma...
ed è qui che sbatto il muso su un pensiero,che non saprei definire nè bello,nè triste:il mio lavoro,come forse anche quello di molti altri "artisti" o meglio "creativi"o ancora meglio "artigiani",è un lavoro strutturalmente e ontologicamente solitario...Si pùò lavorare in uno studio con altre persone,si può fare brainstorming tutta la notte...ma il momento creativo,quando dal foglio bianco nasce qualcosa che prima non c'era,quando il primo tasto viene battuto,è un momento che vivi da solo...ci sei tu e tutto quello che c'è nella tua testa,ma sei tu, da solo con un foglio bianco...forse è questa la molla che spinge alla creazione e alla comunicazione,colmare un vuoto,accorciare le distanze,creare ponti...ed è difficile,lo so, cercare di far entrare qualcun'altro dentro tutto questo...dovresti spiegare meccanismi che neanche tu sai come funzionano fino in fondo,e che forse nel momento in cui li spieghi smettono di funzionare...o dovresti trovare una persona che sappia gestire questo tempo,che soprattutto voglia gestirlo...nel momento in cui io poso la matita sul foglio,fino al momento in cui posso considerare la tavola finita,per il mondo intorno a me io sono assente ingiustificato,ma presente dentro di me...e a volte devo ammetterlo,mi son perso ed ho perso molto...Non è semplice e non è facile, forse sono solo io che non so gestire le mie assenze creative,o forse il mio non è solo un lavoro,ma una realtà mentale e comunicativa(come mi ha detto una inaspettata amica:)) e come tale devo gestirla...
che dite,sarà colpa della birra?io per convenienza, mi rispondo di si...
ed è qui che sbatto il muso su un pensiero,che non saprei definire nè bello,nè triste:il mio lavoro,come forse anche quello di molti altri "artisti" o meglio "creativi"o ancora meglio "artigiani",è un lavoro strutturalmente e ontologicamente solitario...Si pùò lavorare in uno studio con altre persone,si può fare brainstorming tutta la notte...ma il momento creativo,quando dal foglio bianco nasce qualcosa che prima non c'era,quando il primo tasto viene battuto,è un momento che vivi da solo...ci sei tu e tutto quello che c'è nella tua testa,ma sei tu, da solo con un foglio bianco...forse è questa la molla che spinge alla creazione e alla comunicazione,colmare un vuoto,accorciare le distanze,creare ponti...ed è difficile,lo so, cercare di far entrare qualcun'altro dentro tutto questo...dovresti spiegare meccanismi che neanche tu sai come funzionano fino in fondo,e che forse nel momento in cui li spieghi smettono di funzionare...o dovresti trovare una persona che sappia gestire questo tempo,che soprattutto voglia gestirlo...nel momento in cui io poso la matita sul foglio,fino al momento in cui posso considerare la tavola finita,per il mondo intorno a me io sono assente ingiustificato,ma presente dentro di me...e a volte devo ammetterlo,mi son perso ed ho perso molto...Non è semplice e non è facile, forse sono solo io che non so gestire le mie assenze creative,o forse il mio non è solo un lavoro,ma una realtà mentale e comunicativa(come mi ha detto una inaspettata amica:)) e come tale devo gestirla...
che dite,sarà colpa della birra?io per convenienza, mi rispondo di si...
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