...quando alla fine di una giornata che iniza come il più normale e, forse, banale dei giorni trovi una sorpesa così, piccola e dolce.
...quando tutto quello che fai, è in qualche modo dedicato, ed è la cosa più naturale del mondo.
...quando poi ti viene ricambiato il sorriso che avevi quando quelle cose le facevi.
...quando le parole tradiscono quella paura, magari stupida, di stare semplicemente bene. Troppo.
...Quando qualcuno ti cambia il punto di fuga e pensi che la nuova prospettiva funzioni decisamente di più.
ecco...quando è così è proprio come vorrei stare.
quando
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a reminder
If I get old
I will not give in
But if I do
Remind me of this
Remind me that
Once I was free
Once I was cool
Once I was me
And if I sat down and crossed my arms
Hold me until this song
Knock me out
Smash out my brains
If I take the chair and start to talk shit
If I get old remind me of this
That night we kissed and I really meant it
Whatever happens if we're still speaking
Pick up the phone
Play me this song
Se invecchierò non mi arrenderò, ma se lo farò ricordami di questo:
Ricordami che una volta ero libero, una volta ero figo, una volta ero me stesso.
E se mi siederò per terra incrociando le braccia portami fino a questi canzone.
Buttami giù,spaccami la testa,se mi siedo ed inizio a dire stronzate.
Se invecchierò ricordami che la notte in cui ci siamo baciati veramente l'ho sentito, qualsiasi cosa accada se staremo ancora parlando piglia il telefono e suonami questa canzone.
questa canzone,per mille e più motivi è Praga.
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decompressione

Sono nella casa dei miei in campagna,nel ridente(!)paesino di Fiumefreddo. Che poi la chiamo casa in campagna ma è a meno di un chilometro dal mare e la campagna che una volta c'era, adesso non c'è più.
C'ho passato in media tutti i mesi d'agosto fino ai 18\20 anni,poi sempre meno tempo,che la fantasia che trasformava l'agrumeto in una giungla e la “lapa”(ape piaggio ndr.)in un astronave non bastava più e gli amici rimanevano in città e io con loro.
Adesso dell'agrumeto non c'è traccia.
Nessun albero di limone.
Niente di niente fino alla casetta in fondo e all'albero che segna il confine...
I miei nipoti che non hanno mai visto come fosse prima,però si divertono lo stesso.
E' un posto strano questo. Qui il tempo ha regole sue precise,scandite dai gesti quotidiani di mia nonna che chiude balconi e finestre perchè fuori il sole brucia e c'è il “foco”.Ci sono i pranzi caotici e le cene in terrazza. Ci sono le stelle,quelle che in città non si fanno vedere, e c'è il mio nascondiglio al riparo dalle poche luci intorno per stare a guardarle fino ad addormentarsi...
Questa casa è sempre stata un luogo franco,un universo “cuscinetto” tra altre realtà.
Una camera di decompressione,ecco...dieci e più anni fa era il luogo in cui si esauriva la coda dell'estate e mi preparava ad un nuovo anno scolastico...e adesso... bhè la differenza è che non vado più a scuola...ora vado,che di sicuro qualche pirata ha sotterrato un tesoro nel giardino e devo trovarlo prima degli alieni,degli indiani e dei cow-boys...
di pulizie, ricordi e altre cazzate...

Si, lo so, normalmente si parla di pulizie di primavera e adesso siamo ad agosto, ma in primavera sono stato troppo occupato ergo: le faccio ora.
E quindi le sorprese nascoste in quegli angoli dimenticati della casa e della memoria saltano fuori adesso,in questa estate lenta e pigra qui a Catania.
E ritrovo queste foto.
Risalgono ad una vita e mezzo fà e sono testimoni,di anni strani e belli. E tristi anche, insoddisfatti,innamorati,a volte non ricambiati. Anni di prime fidanzate e prime sigarette, di grandi amicizie e piccoli dolori.
Testimoni del fatto che, sì,ho avuto i capelli lunghi e assurdi, e che ho tentato di tingerli di viola a Dublino,ma che alla fine sembravo una specie di Mirko dei Beehive castano;che rompevo gli alberi a calci meglio di Chuck Norris(!),che sono stato amico di persone di cui ho perso completamente le tracce e alle quali auguro ogni possibile bene...
E li in mezzo ci sono pure un paio di persone che per quanto male mi abiano fatto inp assato,e per quanto possano aver provato, in un modo o nell'altro, a cancellare anni di amicizia ,in ogni caso sono artefici tanto quanto me di ciò che sono ora...
Si, appunto,dicevo... una vita e mezzo fa.
Adesso ne rimane ben poco,e ciò che rimane è quello che de sempre è stato più importante...
Mi manca, in un certo qual modo ,quella vita, quella persona che in queste foto mi somiglia vagamente,solo un po' meno brizzolata,più giovane e magra.
Manca abbastanza da averne nostalgia, ma non così tanto da volerla di nuovo indietro.
Ho un altra vita.
Altrove.
Ma guardarsi alle spalle di tanto in tanto fa bene.
Perché quella persona, tanto diversa dal te stesso attuale, ha spesso qualcosa ancora da insegnarti.
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un bravo ragazzo
Marco e Sara non si vedevano da anni. Precisamente da cinque, più o meno da quando lui aveva trovato lavoro.
Anni fatti di altre vite, altrove, ma che davanti ad una birra scura in un pub poco affollato ,una domenica sera , si ripercorrono facilmente;distanze apparentemente incolmabili, ma stranamente parallele.
Quando è così le parole vengono fuori senza fretta ,ed i silenzi non sono imbarazzo ma solo parole dette in un altro linguaggio.
-Ma guardaci Marco,cinque anni sono tanti...ma io mi sento sempre uguale. Ed in fondo anche tu,pur con quella cicatrice qua sullo zigomo, hai sempre quella faccia da bravo ragazzo che mi ricordavo.
-Questa dici?E' solo per fare il duro e infrangere cuori!!!
-Scemo!ma posso chiederti come...
-Diciamo un incidente di lavoro. Capita...
-Ma sai che ancora non ho ben capito dove lavori?
-Una specie di agenzia di recupero crediti,ma mi sono licenziato...per questo sono tornato qui,vorrei mettermi in proprio.
-Capisco.
Sara invece non capiva, ma non le sembrava vero di aver ritrovato un un amico perduto, e di averlo incontrato per caso sotto casa sua, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo.
Le parole continuavano a scorrere placide tra i ricordi e piccole nostalgie.
Parlavano di amori lontani e recenti;di come Marco era quello che piaceva alle mamme delle fidanzate forse più di quanto piaceva alle fidanzate stesse. Di come poi , quando ci si lasciava, faceva di tutto per rimanere amici, ingoiando rospi e cercando di essere sempre presente e disponibile per qualsiasi cosa.
Sara rispondeva raccontando del suo amore nuovo, delle farfalle nello stomaco che non provava da tempo,della certezza che pian piano si insinuava che lui fosse “quello giusto”.
-E di quando stavamo insieme,Marco,te lo ricordi che buffi eravamo?...quanti anni avevamo?sedici?diciassette?
-Tu diciassette, io diciotto a novembre e mi chiedevi sempre di prestarti quel maglione che ti piaceva tanto ed io non volevo perché ne ero geloso.
-Hei!!!Ma ti ricordi tutto tu?
-E come potrei dimenticarlo,mi hai lasciato tu!!!
-Dai,è storia vecchia ormai,e non mi è sembrato che tu ci avessi sofferto poi così tanto all'epoca...
-Ma io sono sempre un bravo ragazzo,Sara. Io sono quello che i rospi li ingoia...
-Già, tu fai parte della schiera dei buoni-
Alla sua faccia da bravo ragazzo,a questo pensava Marco mentre tornava a casa.Un ultimo lavoro da finire ancora. Pensava al fatto che in fondo lui era sempre stato al suo posto, ubbidiente. Mai un colpo di testa da definirlo veramente tale, mai una pazzia vera.
E un po' se ne dispiaceva.
Forse era colpa della sua educazione, forse era solo la sua natura. Di tanto in tanto sentiva che qualcosa,da qualche parte mancava ed allora pensava sempre a quei giochini dei giornali di enigmistica.
Quelli nei quali ci sono due immagini apparentemente identiche ma con sette particolari differenti.
Lui,ne trovava sempre e solo sei, e si sentiva tanto come quel settimo particolare sfuggente.
Il flusso dei pensieri venne interrotto dall'improvviso rumore sordo dell'ultimo osso che finalmente cedeva.
Riposti ,con meticoloso ordine nel bagagliaio , gli ultimi sacchi di plastica nera con dentro quello che rimaneva del corpo di Sara,
Marco pensava ,
che si,
in fondo
era davvero un bravo ragazzo.
Anni fatti di altre vite, altrove, ma che davanti ad una birra scura in un pub poco affollato ,una domenica sera , si ripercorrono facilmente;distanze apparentemente incolmabili, ma stranamente parallele.
Quando è così le parole vengono fuori senza fretta ,ed i silenzi non sono imbarazzo ma solo parole dette in un altro linguaggio.
-Ma guardaci Marco,cinque anni sono tanti...ma io mi sento sempre uguale. Ed in fondo anche tu,pur con quella cicatrice qua sullo zigomo, hai sempre quella faccia da bravo ragazzo che mi ricordavo.
-Questa dici?E' solo per fare il duro e infrangere cuori!!!
-Scemo!ma posso chiederti come...
-Diciamo un incidente di lavoro. Capita...
-Ma sai che ancora non ho ben capito dove lavori?
-Una specie di agenzia di recupero crediti,ma mi sono licenziato...per questo sono tornato qui,vorrei mettermi in proprio.
-Capisco.
Sara invece non capiva, ma non le sembrava vero di aver ritrovato un un amico perduto, e di averlo incontrato per caso sotto casa sua, come se fosse stata la cosa più naturale del mondo.
Le parole continuavano a scorrere placide tra i ricordi e piccole nostalgie.
Parlavano di amori lontani e recenti;di come Marco era quello che piaceva alle mamme delle fidanzate forse più di quanto piaceva alle fidanzate stesse. Di come poi , quando ci si lasciava, faceva di tutto per rimanere amici, ingoiando rospi e cercando di essere sempre presente e disponibile per qualsiasi cosa.
Sara rispondeva raccontando del suo amore nuovo, delle farfalle nello stomaco che non provava da tempo,della certezza che pian piano si insinuava che lui fosse “quello giusto”.
-E di quando stavamo insieme,Marco,te lo ricordi che buffi eravamo?...quanti anni avevamo?sedici?diciassette?
-Tu diciassette, io diciotto a novembre e mi chiedevi sempre di prestarti quel maglione che ti piaceva tanto ed io non volevo perché ne ero geloso.
-Hei!!!Ma ti ricordi tutto tu?
-E come potrei dimenticarlo,mi hai lasciato tu!!!
-Dai,è storia vecchia ormai,e non mi è sembrato che tu ci avessi sofferto poi così tanto all'epoca...
-Ma io sono sempre un bravo ragazzo,Sara. Io sono quello che i rospi li ingoia...
-Già, tu fai parte della schiera dei buoni-
Alla sua faccia da bravo ragazzo,a questo pensava Marco mentre tornava a casa.Un ultimo lavoro da finire ancora. Pensava al fatto che in fondo lui era sempre stato al suo posto, ubbidiente. Mai un colpo di testa da definirlo veramente tale, mai una pazzia vera.
E un po' se ne dispiaceva.
Forse era colpa della sua educazione, forse era solo la sua natura. Di tanto in tanto sentiva che qualcosa,da qualche parte mancava ed allora pensava sempre a quei giochini dei giornali di enigmistica.
Quelli nei quali ci sono due immagini apparentemente identiche ma con sette particolari differenti.
Lui,ne trovava sempre e solo sei, e si sentiva tanto come quel settimo particolare sfuggente.
Il flusso dei pensieri venne interrotto dall'improvviso rumore sordo dell'ultimo osso che finalmente cedeva.
Riposti ,con meticoloso ordine nel bagagliaio , gli ultimi sacchi di plastica nera con dentro quello che rimaneva del corpo di Sara,
Marco pensava ,
che si,
in fondo
era davvero un bravo ragazzo.
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